comune di Carate Brianza

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Cenni Storici

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Cenni Storici
2. Il Medioevo tra leggenda e storia
3. Battaglie e vita civile
4. Tra Spagnoli e Austriaci
5. L'Ottocento
6. Il Novecento
Tutte le pagine

Dalla preistoria all'età romana


Nel territorio comunale sono venute alla luce alcune testimonianze relative all’età neolitica, in particolare nella valletta della Brovada, dove sono emersi alcuni massi scavati a “coppelle”.

Non numerosi, ma significativi, anche i reperti di epoca romana, soprattutto nella zona di Agliate, allora ben più importante dell’attuale Carate, grazie al ponte che consentiva l’attraversamento del Lambro.

Nel 1880 alla cascina Peschiera, presso Realdino, fu rinvenuta una camera funeraria contenente un sarcofago scavato nel serizzo, ancora oggi visibile in loco, per quanto utilizzato da molto tempo come vasca di raccolta dell’acqua di una sorgiva.

Carate era certamente punto di confluenza di varie strade, in particolare quella che collegava Milano a Como, ma era anche la località più settentrionale dell’alta pianura milanese, autentica porta verso le colline della Brianza.

Quando al nome, alcuni fanno derivare il toponimo "Carate" dal nome personale romano "Carus", altri dalla centuria quadrata ("quadratea") usata dagli agrimensori romani.


Lasciando nel campo della leggenda la notizia secondo la quale la regina Teodolinda avrebbe fatto costruire il campanile della chiesa dei Santi Ambrogio e Simpliciano, sappiamo per certo che Carate, che stava assumendo una certa importanza nell’alto Milanese, era dotata di un sistema difensivo che faceva perno sul castrum costruito sul sito dell’attuale villa Cusani Confalonieri. Un altro castrum sorgeva sul colle a sud di Costa lambro e un altro ancora, secondo gli studi più recenti, il località “Albogaxium”, identificabile con il colle del Beldosso.

Al IX-X secolo risale la fondazione della basilica romanica di Agliate, che la tradizione fa risalire alla volontà dell’arcivescovo di Milano Ansperto da Biassono. La basilica, dedicata ai santi Pietro e Paolo, divenne la chiesa battesimale della pieve di Agliate, alla quale facevano capo in origine ben 21 parrocchie.

Su Agliate e Carate esercitò a lungo il potere feudale la famiglia dei Confalonieri di Agliate, che aveva preso tale nome in seguito alla concessione del privilegio di portare il gonfalone della Chiesa ambrosiana. Altra famiglia importante era quella dei Da Carate, vassalli dei Confalonieri. Dal loro stemma sarebbe stato elaborato l’attuale stemma del Comune di Carate Brianza.


Coinvolta nella lotta tra Federico Barbarossa e i Comuni, durante la quale sarebbe stato distrutto il castello, Carate fu teatro anche dello scontro in atto tra i Visconti e i Della Torre per il controllo di Milano. La battaglia combattuta a Carate nella notte del 18 marzo 1275 si concluse con la sconfitta dei Della Torre; una colonna sormontata da una croce, collocata sopra la “foppa dei düsent”, ha tramandato a lungo ai caratesi il ricordo di quell’evento.

Duecentocinquant’anni dopo, nell’intricato contesto dello scontro tra Spagna e Francia per il controllo del ducato di Milano, Carate vide lo scontro (1527) tra Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino, che aveva fatto della Brianza un proprio feudo, e le truppe spagnole di De Leyva, che costrinsero il Medeghino alla fuga.

Nel frattempo Carate era diventata un fiorente centro agricolo, grazie anche alla presenza degli Umiliati, che avevano perfezionato e diffuso l’arte della lavorazione della lana. L’istituzione da parte del caratese beato Pietro Zappelli, nel XIII secolo, dell’Hospitale dei Poveri, ebbe il merito di garantire l’assistenza sanitaria ai poveri e agli ammalati. L’Hospitale non era un luogo di degenza, ma erogava servizi assistenziali tramite uno speziale (farmacista), un medico e un’ostetrica. Gli ammalati più gravi venivano ricoverati all’Ospedale Maggiore di Milano.

Verso la fine del XIII secolo si contavano a Carate ben sei chiese, dedicate a S. Ambrogio, S. Simpliciano, S. Michele, S. Stefano, S Sisino e S. Salvatore, alle quali vanno aggiunte la basilica di Agliate e la chiesa di S. Martino a Costa.


Venuto meno il potere feudale dei Confalonieri nel corso del XV secolo, le terre di Carate furono infeudate ai Balbiani, che risiedevano ad Arosio. Più tardi la pieve di Agliate oltre il Lambro, comprese Agliate e Costa, divenne feudo dei Crivelli.

Nel XVI secolo cominciamo ad avere dati più precisi circa la consistenza della popolazione caratese, che nel 1574 contava 90 nuclei familiari e poco più di 500 abitanti.

La crescita dell’importanza economica del borgo è testimoniata sia dal crescente numero di mulini costruiti lungo il Lambro sia dalla lunga vertenza sostenuta per ottenere il mercato settimanale, concessione che fu rilasciata dall’imperatore Filippo IV nel 1623.

Passata la Lombardia sotto gli austriaci, anche Carate risentì positivamente della politica riformistica degli Asburgo. L’agricoltura caratese si arricchì di nuove coltivazioni, come quelle della patata e del mais, mentre venne notevolmente incrementata la coltivazione dei gelsi, indispensabile base per la produzione della seta, che in Brianza acquisirà dimensioni da record tra Sette e Ottocento.

Intanto nel 1779 iniziava le attività, nell'oratorio di S. Bernardo, la prima scuola pubblica caratese e pochi anni dopo veniva avviato il lungo e intricato cantiere per la costruzione della chiesa di S. Ambrogio, che comportò la distruzione della preesistente chiesa romanica, ad esclusione del campanile, e la demolizione della già cadente chiesa di S. Simpliciano.

 


Dopo la parentesi napoleonica (1796-1814), Carate tornò ad essere capoluogo di distretto e vide fiorire sul suo territorio numerose ville (spesso ricostruzioni di edifici preesistenti) da parte di famiglie dell’aristocrazia milanese.

Dal 1823 il nostro borgo accolse i riposi estivi del filosofo e giurista Gian Domenico Romagnosi, inviso agli Austriaci, ospite dell’amico Luigi Azimonti. Alla sua morte volle essere sepolto nel cimitero di Carate, dove ancora oggi riposano i suoi resti, nella cappella dei Cusani Confalonieri.

Secondo la tradizione, il 5 agosto 1848 sulla piazza di Carate si sarebbe fermato Giuseppe Garibaldi, in ritirata verso Como, e avrebbe pronunciato, davanti ai caratesi stupiti e ammirati, la frase: “Voglio farmi lupo se non posso vedere l’Italia libera”.

Dopo l’unità d’Italia, nel 1863 il nome del nostro Comune venne modificato in Carate Brianza, per distinguerlo dal comasco Carate Urio, e nel 1869 i due Comuni di Agliate e Costa vennero soppressi e uniti a Carate Brianza.

Mentre venivano avviate lungo il Lambro le prime attività industriali, tutte legate alla lavorazione della seta, della lana e del cotone, Carate si avviava decisamente sulla strada del progresso e della modernizzazione: tra il 1877 e il 1881 fu costruito il Municipio, ancora oggi utilizzato, anche se affiancato da una più moderna costruzione; nel 1886 si inaugurava la tramvia che collegava Carate a Seregno e quindi a Milano e successivamente quella che conduceva a Monza.

 


L’antico borgo chiuso all’interno del fossato si stava ormai espandendo, soprattutto verso Seregno e Verano; la popolazione in continua crescita nel 1901 toccava i 6835 abitanti; l’industrializzazione procedeva a tappe forzate, per quanto il peso dell’agricoltura, anche a livello occupazionale, continuasse ad essere notevole. Sul piano sociale va ricordata la figura di don Costante Mattavelli, che tra il 1901 e il 1903 promosse numerose iniziative di cooperazione tra contadini e operai, appoggiandone anche gli scioperi e attirandosi le ire del padronato, che convinse l’arcivescovo di Milano a trasferirlo ad altra sede.

Il nuovo secolo si era aperto con l’inaugurazione dell’impianto di illuminazione pubblica elettrica, seguito nel 1907 da un altro segno del progresso: la costruzione dell’ardito ponte in cemento armato, uno dei primi in Italia, che scavalcando la valle del Lambro facilitava la comunicazione con Besana. Nel 1910 veniva inaugurato l’ospedale, costruito grazie ai lasciti delle famiglie Caprotti e Viganò; nel 1911, con l’inaugurazione della linea ferroviaria Monza-Molteno-Oggiono, anche Carate aveva la sua stazione (Carate-Calò), anche se posta in posizione molto periferica e non facilmente raggiungibile.

Durante il ventennio fascista, in particolare tra il 1935 e il 1939, vennero costruite la torre dell’acquedotto, denominata Torre del Littorio, attuale Torre Civica, e la Casa del Fascio, nell’attuale Corso Libertà, opere che rispecchiano lo stile razionale dell’epoca. Durante la seconda guerra mondiale anche Carate ebbe le sue vittime sui campi di battaglia o nei campi di concentramento, ma l’episodio che più colpì la popolazione accadde durante la Resistenza, quando i tre partigiani caratesi Dante Cesana, Claudio Cesana e Angelo Viganò, catturati dai nazifascisti, vennero portati a Pessano e lì fucilati per rappresaglia, con altri quattro compagni, il 9 marzo 1945.

Rimarginate le profonde ferite lasciate dalla guerra e dalla lotta di liberazione, Carate Brianza ha proseguito nel dopoguerra sulla via dell’industrializzazione, dell’incremento demografico (al censimento del 2001 gli abitanti erano 16088) e dell’espansione urbanistica. Venuta meno quasi completamente l’industria tessile, Carate è diventata sinonimo di industria meccanica, a partire dai primi del Novecento con un’azienda storica come la Formenti, che produceva macchinari per la tessitura e che ha chiuso i battenti negli anni Ottanta del Novecento. Mentre le fabbriche storiche del fondovalle sono state destinate ad altri usi, sempre di carattere produttivo, alla periferia sud-occidentale del Comune è sorta una vasta area industriale che ospita anche alcune aziende assurte a importanza nazionale e internazionale, in particolare nel settore della lavorazione delle materie plastiche.

 

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Giugno 2008 08:42

 

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